Serate strane;
accorgersi e poi tornare,
sento il mare nelle conchiglie e te lo dedico tutto.
Quant’è grande il cielo?
Lo misuriamo coi palmi
col sale negli occhi,
carezze di sabbia e risate.
Mi chiedo chi siamo senza voler risposte;
le mie dita storte
che trattengono le tue.
Carezze del vento che viene e va via;
dove sei?
Sfuocata nell’alba dolce dei martedì
piovosi,
nei tralicci rossi quando sono le sette e devo rientrare;
quante apnee prima di imparare a nuotare?
Tequila per ridimensionare;
sgattaiolare in silenzio senza far rumore.
Una nuvola scalcia la luce della luna;
ritorna dov’eri.
E poi fai breccia e sii tempesta,
brezza calma che s’atteggia:
contraddizioni.
Giochi d’azzardo che non vinco mai;
fossi fortunato in amore…
È rimasto qualche faro ad illuminar la notte,
uno sfondo di scogliere e agitazione
un silenzio spettrale di stelle e te
scappata lassù per far rumore.
Giuseppe Ramuglia