Cipressi,
verde passeggio di desideri immaturi,
piove solo sole e tu mi guardi attenta:
cos’ha di strano la mia pelle lo noti solo tu.
Sarà l’estate e questi infantili giochi
d’amore,
il non voler tornare.
Mi allaccio una scarpetta e fremo
per averti,
per rincorrerti e sentirti allegra ed
impaurita,
fossi una farfalla ed io il retino che ti brama.
Ignari
che l’amore si disegna così,
che gli adulti sono tanti scemi e la felicità è qui con noi,
nelle mani tra i papaveri e
nelle occhiatine.
Riportami a quando gli sgabelli ci sembravano montagne,
quando appendevamo i sogni al muro coi pennarelli,
‘che mi manca il sapore della scuola,
delle fiabe di papà,
dei desideri prima di far nanna e delle crostate.
Ho salvato questi aromi nei ricordi sfumati,
dove saremo sempre i due bambini irruenti ed
infatuati
che giocano all’amore con le linguacce e
le parole dei grandi dette a casaccio;
le manine sventolate per rivederti
l’indomani: non esisteva il tempo nella nostra equazione dolce.
Ci terrò al sicuro nel mio cuore,
in quelle finestre nostalgiche dei giorni piovosi, dove
gli orologi non vanno indossati
ed i battiti dei polsi,
liberi,
si ascoltano tutti.
Giuseppe Ramuglia