Una comune panchina

C’è una comune panchina
che sulla schiena ha ospitato
l’incastro
di due anime affini.
Da quel giorno è dipeso
il sorriso di un uomo
in presenza di un angelo fatto di carne,
l’improvviso scoprirsi fatto di nulla
e di tutto,
l’atteso, bellissimo
pianto di un bimbo.
Chissà quante volte
la comune panchina
abbia chiesto a se stessa
quale fosse il suo posto nel mondo.

Giuseppe Ramuglia

Ingombrante ospite

Si prende gioco di me
un’ombra silente
che come il sangue s’impone nei corpi
galoppa pulsante di vita e di morte.
La guardo lavarsi la faccia
persino la imbocco e la vesto con grazia,
nel mio letto la sento dormire la notte.

Si prende gioco di me
un’ombra silente;
senza forma le armi che inventa,
ricolme di dubbi chiamanti tristezza
nessuna astuzia che possa frenarla.
Da quella che era una copiosa clessidra
strappo pochi granelli di sabbia
quando al risveglio sento sopita
Lei che pian piano ha invaso la spiaggia.

Si prende gioco di me
un’ombra silente
che sulle mie spalle
spavalda dimora.

Giuseppe Ramuglia